Non c’è nulla di più divertente che trovarsi, con i propri cavalli, insieme ad altre persone di cavalli, come noi. In campagna, con i nostri amici a quattro gambe, a raccontarci tanti aneddoti sulle passeggiate, sulle esperienze in scuderia… Peccato che in questo caso, nel Trapanese, se questa era l’attività di facciata, quella vera era tutt’altro.
Il caso risale a un paio d’anni fa, quando in provincia di Trapani, nella frazione di Triscina, fu scoperto dalle forze dell’ordine un vero e proprio ippodromo clandestino. Con gabbie, dirittura e tutto il resto.
In questi giorni, dopo il regolare iter di indagine, la Procura di Marsala ha portato all’emissione di cinque misure cautelari nei confronti di cittadini italiani residenti tra Palermo, Campobello di Mazara e Castelvetrano.
Ci sarebbero loro dietro a una rete molto ben organizzata che attraverso chat dedicate raccoglievano l’adesione dei fantini, la disponibilità dei cavalli, definivano gli ordini di partenza, gli orari e tutto il resto.
Ovviamente le corse venivano filmate. E i video circolavano in rete per consolidare la reputazione dell’associazione illegale di corse in tutta la Sicilia.
Quello che non si vedeva nei video però, e che è però emerso durante le indagini sono le atroci condizioni in cui venivano tenuti i cavalli.
Maltrattamenti, doping e malaffare
Gli investigatori avrebbero raccolto prove di maltrattamenti sistematici, condizioni di allevamento incompatibili con il benessere dei cavalli e utilizzo di sostanze dopanti vietate per aumentarne le prestazioni durante le corse. Cosa per altro verificata con gli esami sul doping effettuati sugli animali rinvenuti sulla pista il giorno dell’intervento delle forze dell’ordine.
Al momento, il giudice per le indagini preliminari ha emesso, come dicevamo, cinque misure cautelari nei confronti di cittadini italiani, con il divieto di dimora in Sicilia e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Risulterebbero indagate altre sette persone, tra proprietari e fantini che, pur non facendo parte dell’associazione, avrebbero partecipato con un ruolo attivo alle gare clandestine organizzate nel Trapanese.























